LA BLUE ECONOMY RIDISEGNA CRESCITA E SVILUPPO

Panoramic view of the port and harbour of Nuuk in Greenland.

La Blue Economy è l’insieme delle attività di pesca, acquacoltura, cantieristica navale, trasporto marittimo di merci e persone, nonché turismo.  In questo momento così delicato per l’economia, si potrebbe ripartire proprio dalla Blue Economy per rilanciare l’economia del Paese in maniera sostenibile, in particolare nel  meridione.
Prima però bisognerebbe chiedersi: come mai non riusciamo a sfruttare al massimo i fondi europei? Non a caso visitando il Conxemar di Vigo in Galizia, importante fiera internazionale dell’ittico,  si rimane colpiti da alcune differenze rispetto alla Spagna. Innanzitutto è un paese dove si consumano più di 36 kg di pesce pro-capite, contro i nostri ventisette, ma non basta: è un grande produttore di pesce e molluschi ed è una piattaforma distributiva ideale del pesce proveniente da Atlantico, Mediterraneo e Sud America. Nei suoi porti pesca e acquacoltura si integrano con la cantieristica, con il cabotaggio e il turismo, creando sviluppo e occupazione.  E se nella cantieristica di navi da crociera l’Italia è ben posizionata, nella pesca e acquacoltura abbiamo perso molti punti. In più sprechiamo risorse  in modo banale: succede spesso infatti che il pesce eccedente la domanda, venga addirittura rigettato in mare, senza pensare di surgelarlo, con le nuove tecnologie che arrivano a ibernare il pescato per  proporlo successivamente in condizioni assai simili al fresco. Questi e molti altri interessanti argomenti saranno dibattuti al Seafood Summit by Mark Up, giunto alla sua terza edizione, l’evento dove si incontrano gli operatori del settore ittico con il mondo della distribuzione, per conoscere i vari punti di vista del mercato e ridisegnare al meglio il futuro del seafood nazionale.